D406 - Fedeli alla linea - Arte contemporanea

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Aris @Icone5.9 - Intervista

14 Giugno - 14 Giugno 2013
Orari 13:00, Modena - Cavalcavia Cialdini

Abbiamo intervistato lo street artist Aris, che, nell’ambito di ICONE 5.9, in questi giorni sta lavorando con 108 su un muro di sostegno del Cavalcavia Cialdini di Modena. Quella alla quale stanno dando forma è un’opera omogenea, nel quale gli stili fortemente distintivi dei due artisti convivono in maniera armonica, dando vita a una superficie fino ad oggi anonima.
Hai già partecipato a Icone in passato. Cosa pensi di questo progetto?
Mi sono sempre trovato bene a lavorare nell’ambito di Icone.  La prima volta che l'organizzatore, Pietro Rivasi, mi ha coinvolto in questo progetto, ho lavorato su un muro di Vignola. Poi quest’anno la ricorrenza del terremoto ha apportato un valore aggiunto all’iniziativa, mi ha invogliato ancora di più a partecipare.
Con 108 c’è un buon sodalizio?
Sì, abbiamo già collaborato diverse volte. Entrambi utilizziamo spesso il monocromo e una pittura piuttosto astratta, quindi ci troviamo bene a integrare i nostri lavori.
Ci sono elementi ricorrenti nei tuoi lavori?
Mi piace lavorare su forme fluide, che permettano allo sfondo e al soggetto di esprimersi in modo proprio, con un gioco di opposti e di simmetrie. In passato lavoravo soprattutto su figure intere, mentre ultimamente mi piace concentrarmi sui volti.
Trovi differenze fra la street art italiana e l'ambiente estero?
Ho lavorato abbastanza in Germania. Lì c'è maggiore diffidenza verso fra chi fa parte dell'ambiente, a causa del fatto che la polizia utilizza degli infiltrati che si spacciano per writer o street artist per indagare e reprimere l'espressione di chi lavora sui muri.
Su quali superfici preferisci lavorare?
Preferisco intervenire su luoghi anonimi, figli della civiltà industriale, come i piloni che sorreggono ponti e strade e le costruzioni che non hanno una continuità diretta rispetto alla cultura del territorio nel quale sorgono. Il muro sul quale stiamo lavorando adesso, per esempio, è l’ideale. Avrei molta difficoltà a esprimermi su muri ricchi di storia e di cultura. Non riuscirei mai, ad esempio, a dipingere nel centro storico di un piccolo borgo italiano.

Abbiamo intervistato lo street artist Aris, che, nell’ambito di ICONE 5.9, in questi giorni sta lavorando con 108 su un muro di sostegno del Cavalcavia Cialdini di Modena. Quella alla quale stanno dando forma è un’opera omogenea, nel quale gli stili fortemente distintivi dei due artisti convivono in maniera armonica, dando vita a una superficie fino ad oggi anonima.

 

Hai già partecipato a Icone in passato. Cosa pensi di questo progetto?

Mi sono sempre trovato bene a lavorare nell’ambito di Icone. La prima volta che l'organizzatore, Pietro Rivasi, mi ha coinvolto in questo progetto, ho lavorato su un muro di Vignola. Poi quest’anno la ricorrenza del terremoto ha apportato un valore aggiunto all’iniziativa, mi ha invogliato ancora di più a partecipare.

 

Con 108 c’è un buon sodalizio?

Sì, abbiamo già collaborato diverse volte. Entrambi utilizziamo spesso il monocromo e una pittura piuttosto astratta, quindi ci troviamo bene a integrare i nostri lavori.

 

Ci sono elementi ricorrenti nei tuoi lavori?

Mi piace lavorare su forme fluide, che permettano allo sfondo e al soggetto di esprimersi in modo proprio, con un gioco di opposti e di simmetrie. In passato lavoravo soprattutto su figure intere, mentre ultimamente mi piace concentrarmi sui volti.

 

Trovi differenze fra la street art italiana e l'ambiente estero?

Ho lavorato abbastanza in Germania. Lì c'è maggiore diffidenza verso fra chi fa parte dell'ambiente, a causa del fatto che la polizia utilizza degli infiltrati che si spacciano per writer o street artist per indagare e reprimere l'espressione di chi lavora sui muri.

 

Su quali superfici preferisci lavorare?

Preferisco intervenire su luoghi anonimi, figli della civiltà industriale, come i piloni che sorreggono ponti e strade e le costruzioni che non hanno una continuità diretta rispetto alla cultura del territorio nel quale sorgono. Il muro sul quale stiamo lavorando adesso, per esempio, è l’ideale. Avrei molta difficoltà a esprimermi su muri ricchi di storia e di cultura. Non riuscirei mai, ad esempio, a dipingere nel centro storico di un piccolo borgo italiano.

 

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